Progetto Scientifico

Progetto scientifico e culturale

La diffusione delle tecnologie informatiche nel sapere umanistico e la stessa categoria epistemologica delle “Digital humanities”[1] costituisce un fattore di trasformazione del mestiere dello storico rispetto alle pratiche storiografiche tradizionali, al suo ruolo nella società dell’informazione e ai linguaggi del fare e del comunicare storia[2].

Riprendendo alcuni spunti di analisi emersi nel Convegno Sissco su “La storia contemporanea attraverso le riviste”[3], può essere utile soffermarsi in maniera sistematica sullo sviluppo delle riviste elettroniche a carattere scientifico e sulle peculiarità della cosiddetta “Digital History”.

Rispetto ad un primo censimento compiuto nel 2006[4], il panorama nazionale delle riviste storiche in digitale è sensibilmente cresciuto ed è ancora più ampio se si allarga lo sguardo al contesto europeo e alla scena internazionale.[5]

La nascita dei portali tematici, la digitalizzazione delle riviste cartacee, la messa in rete di archivi e biblioteche, la creazione di consorzi per l’accesso (a pagamento e non) alle riviste scientifiche, stanno rapidamente moltiplicando gli strumenti di lavoro a disposizione dello storico. In generale, si è assistito ad un vero e proprio rivolgimento nell’organizzazione del sapere, con una significativa ricaduta anche in campo educativo, come ci mostra, ad esempio, la moltiplicazione dei corsi universitari in modalità elearning[6]. Sono venute meno, così, molte pregiudiziali che in passato erano sorte intorno alle riviste digitali, non di rado contrapposte a quelle cartacee.

Oggi assistiamo, invece, ad un processo di completamento tra questi due mondi, un’ibridazione che ha modificato la stessa fisionomia delle riviste tradizionali. Questa positiva evoluzione pone tuttavia problemi di non facile soluzione. L’ingresso delle riviste digitali nella storiografia ha prodotto conseguenze nella narrazione storica, che sembra rispondere a parametri e a modalità molto diverse rispetto a quelle utilizzate in passato[7].

Così come la possibilità dell’accesso immediato alle fonti consentita dallo strumento digitale – l’immediata fruibilità, ad esempio, delle immagini e dei documenti audiovisivi – pone non pochi problemi di attendibilità, identificazione e riproducibilità delle fonti.

Si sta verificando, dunque, un radicale cambiamento della conoscenza storica, così come sta accadendo nelle scienze sociali e negli studi umanistici. Le riviste digitali sono forse l’espressione più importante di questa mutazione. Esse offrono molteplici possibilità di accesso alla storia e alla sua divulgazione. Oltre a modificare lo statuto della disciplina, lo sviluppo della storia in digitale influenza anche il processo formativo dello storico: si aprono, infatti, infinite possibilità di conoscenza, ma si moltiplicano anche i rischi di dispersione per la ricerca e lo studio.

Sempre più forte è allora l’esigenza di promuovere una riflessione accurata sulle riviste digitali e sullo studio della storia, con attenzione alle metodologie e ai problemi interdisciplinari posti dalla contaminazioni tra strumenti e linguaggi diversi ma destinati a integrarsi sempre di più nella teoria e nella pratica della ricerca, nella produzione storiografica e nel discorso pubblico sulla storia.

Si tratta di analizzare le diverse forme della narrazione storica, il rapporto tra la pagina digitale e le fonti audiovisive, le potenzialità di un intervento in tempo reale nel discorso pubblico e il ruolo delle riviste online nella didattica della storia.

Prendendo le mosse dal panorama italiano delle riviste online degli ultimi dieci anni, l’analisi può essere allargata al dialogo tra le generazioni, alla valutazione accademica delle testate elettroniche, al problema della fruizione gratuita dei contenuti, alle riviste prodotte sul territorio dalle istituzioni culturali e bibliotecarie, fino alla creazione di un vero network delle riviste di storia in digitale a libero accesso.

L’internazionalizzazione delle reti di comunicazione tra le comunità scientifiche induce ad ampliare la ricognizione al mondo anglosassone e alla realtà europea, con i casi di studio ormai classici della Francia, della Germania e della Spagna e una finestra sulle tendenze in atto nei paesi dell’Europa orientale e nei paesi extra europei.

È un percorso di analisi da verificare con una tavola rotonda conclusiva, con l’obiettivo di superare le barriere esistenti tra le riviste storiche cartacee e le riviste elettroniche, rafforzare il dialogo tra le generazioni e rilanciare, oltre alla dimensione puramente accademica, la funzione della storia e il ruolo dello storico nel dibattito scientifico e culturale del tempo presente.

 


[1]Teresa Numerico, Domenico Fiormonte, Francesco Tomasi, L’umanista digitale, Il Mulino, Bologna, 2010.

[2]Stefano Vitali, Passato digitale. Le fonti dello storico nell’era del computer, Bruno Mondadori, Milano, 2004.

[3] Maurizio Ridolfi (a cura di), La storia contemporanea attraverso le riviste, Rubbettino, Soveria Mannelli, 2008.

[4] Antonino Criscione, Serge Noiret, Carlo Spagnolo, Stefano Vitali (a cura di), La storia a(l) tempo di Internet. Indagine sui siti italiani di storia contemporanea (2001-2003), IBACN, Regione Emilia – Romagna, Patron, Bologna, 2004.

[5] Elisa Grandi, Deborah Paci, Émilien Ruiz (a cura di), Digital History. La storia digitale nell’era dell’accesso, in «Diacronie», n. 10, giugno 2012 (http://www.studistorici.com/2012/06/29/n-10-giugno-2012/).

[6] Pier Giuseppe Rossi, Elio Toppano, Progettare nella società della conoscenza, Carocci, Roma 2009.

[7] R. Minuti. Le riviste storiche on-line. STUDI STORICI, vol. a. 53, aprile-giugno 2012, pp. 351-368.

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